Gaucci jr: “Mio padre abbandonato da tutti. Con Gheddafi avremmo risolto i problemi”

Riccardo ha ripercorso le tappe della vita del padre Luciano in un'intervista rilasciata a La Nazione

A qualche giorno di distanza dall’uscita del docufilm dedicato a Luciano Gaucci, il figlio Riccardo ha rilasciato un’intervista a La Nazione durante la quale ha parlato a 360 gradi della figura del padre e ha ripercorso i momenti alla guida del Perugia. Ecco le sue parole.

“Quando passa l’uragano.Più che un film avremmo potuto fare una serie tv, con tanti episodi e tante stagioni. È impossibile racchiudere la vita di papà in due ore. I personaggi cattivi sono moltissimi. Anzi, direi tantissimi quelli che lo sono diventati, perché prima erano grandi alleati della nostra famiglia. Mio padre con la sua impresa di pulizie ‘puliva’ l’Italia intera: ospedali, aeroporti, ministeri, stazioni. A un certo punto aveva 2500 operai. Aveva tanta gente amica che poi ci ha chiuso le porte in faccia. Gli attori buoni, invece, siamo noi: io e mio fratello Alessandro, che alla fine lo abbiamo perdonato. Io ci ho messo un po’, ma non dimentico mai la sua immagine quando lo videochiamavo negli ultimi tempi: un omone come lui che alla fine pesava 40 chili”.

Il rapporto.Lo distinguerei in due fasi. Quando stava con mamma è stato un rapporto strepitoso. Poi c’è stata la fase-Tulliani. Quando stava con Elisabetta aveva perso completamente la testa, era condizionato e distratto. Era innamorato, le perdonava tutto e lei si è approfittata della sua immensa generosità. Il punto più alto della vita con papà è stato nel 2001: avevamo il Perugia che aveva fatto benissimo, con il Catania eravamo in serie B, la Sambenedettese venne promossa in C1 e con il calcio a 5 andammo in A1. Avevamo vinto tutto. Sembravamo invincibili”.

Il fondo. E poi abbiamo toccato il punto più basso: nel 2005 papà litigò con i poteri forti, trovammo improvvisamente tutte le porte chiuse e il Perugia non si iscrisse al campionato. La morte civile. Anche l’agenzie delle entrate, che ci aveva rassicurato una dilazione del debito, ci voltò la faccia. Ecco, il mio più grande rammarico è che non siamo riusciti a fermare papà in quel momento. Purtroppo la malattia, l’Alzheimer, aveva iniziato il suo corso e non lo abbiamo capito in tempo. E in quel momento lui litigò con tutti. Oggi, sono convinto, saremmo con il Perugia in serie A”.

Il crac finanziario e l’arresto.L’origine? I problemi della Milanese, l’azienda delle pulizie. E un tradimento eccellente da parte di un collaboratore di papà che per cautelarsi ha scelto di pugnalarlo alle spalle. Il mio arresto è stato un trauma: ero in macchina, andavo a giocare a calcio a 5. È stato un momento terrificante soprattutto per la modalità: ci hanno portato via, in quel modo, persone che ci hanno visto crescere. Una cosa vergognosa”.

Abbandono e amici. Lo hanno abbandonato quasi tutti, perché quando se ne è andato ha dato dimostrazione di debolezza. Solo gli amici più stretti e intimi gli sono stati vicino nei momenti peggiori. A Perugia ci vogliono bene. La gente ha capito come sono andate le cose: Gaucci non se ne è andato col malloppo. Se ne è andato. Perché lo abbia fatto me lo domando anche io. Ma voglio dire che tutti i dipendenti hanno preso soldi dal nostro fallimento”.

La via d’uscita.Sarebbe bastato coinvolgere di più Saadi Gheddafi e invece l’allenatore del Perugia dell’epoca, Stefano Colantuono, non aveva capito e si rifiutò di dargli un po’ di spazio in campo. Eravamo vicini al suo ingresso in società e con lui avremmo risolto i nostri problemi”.

Le ‘gaucciate’ più belle. “Carolina Morace, prima donna a guidare una formazione maschile in ambito professionistico. Poi Gheddafi, il giapponese Nakata e Serse Cosmi”.

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Simo9
Simo9
1 anno fa

Bei tempi! Magari saremmo rimasti in Serie A davvero fino ad oggi e col Toyota Stadium che già allora Gauccione voleva fare…

os
os
1 anno fa

Lucianone top

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