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L'angolo dell'avversario

Grifo, c’è Jo Condor: ‘Perugia, è sempre un piacere. Attenti, la mia Fermana non molla mai…’

In occasione della sfida con la squadra dell’indimenticabile superbomber biancorosso dell’era moderna, Il Messaggero lo ha intervistato a cuore aperto: ‘Caserta è bravo e avete uno squadrone. Ma il mio Grifo era più forte. E Gaucci…’

Il Perugia affronta Giovanni Cornacchini, con 60 indimenticabili gol il suo bomber più prolifico nell’era moderna (meglio di lui nella storia il solo Serlupini), unico grifone ad essere riuscito a vincere due volte la classifica cannonieri, oggi amatissimo mito biancorosso e tecnico della Fermana che aspetta il Grifo sabato in una sfida tra squadre dagli obiettivi opposti.

Nell’intervista rilasciata a Il Messaggero dell’Umbria, nell’edizione odierna, il grande Jo Condor si è lasciato andare all’amarcord. ‘Nel capoluogo umbro ho lasciato tanti amici – ha detto l’ex bomber – e non nascondo che la partita evocherà in me tanti ricordi. Qualche gol da quelle parti l’ho segnato… nella carriera non mi sono mai fermato così a lungo come a Perugia dove sono rimasto tre anni e mezzo. Qualcosa vuol dire’.

Ed ecco come il centravanti che arrivò dal Milan valuta la squadra di Caserta: ‘Uno squadrone, pure ben allenato – dice -. Se la giocherà per la B con SudTirol che non ha pressioni, Modena e Padova che come i grifoni invece devono vincere per forza. Non avere la gente allo stadio ad esempio può avere effetti buoni o cattivi, anche se in piazze del genere poi le pressioni si sentono lo stesso. Ecco, il Perugia mi pare abbia preso giocatori adatti proprio a questo. La squadra è costruita bene, strutturata, tecnica, veloce, ha personalità e qualità. Chi temo? Tutti, indistintamente’. E la Fermana? ‘La mia squadra non demorde mai. Abbiamo la caratteristica che voglio io, quella di stare sempre sul pezzo. Anche perché il calcio è strano e non si sa mai…’.

La domanda del cronista è la curiosità di tutti: più forte questo o il suo Perugia? ‘Con tutto il rispetto, il mio. Noi avevamo gente come Pagano, Piovanelli, Gelsi, giocatori spettacolari. Ed era un’altra C. Ora c’è la regola dei giovani che vuol dire tanto, anche se poi è giusto far giocare quelli bravi’. Infine, non poteva mancare un ricordo di Luciano Gaucci, scomparso esattamente un anno fa. ‘Era un sanguigno, un personaggio unico. Ci andai allo scontro perché ritenevo di avere ragione, ma avere un presidente così adesso sarebbe tanta roba. Con quello che c’è in giro, uno come lui è da rimpiangere. Andando avanti si riflette su tante cose…’.

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