Il presidente della Lega Pro, Matteo Marani, è intervenuto nel corso del Consiglio Federale FIGC chiamato a definire il futuro assetto della governance del calcio italiano. Un appuntamento cruciale, segnato anche dalla corsa alla successione di Gabriele Gravina, con Giovanni Malagò e Giancarlo Abete candidati.
Nel suo lungo intervento, Marani ha tracciato un’analisi severa e articolata dello stato del movimento calcistico nazionale, evidenziando criticità strutturali, economiche e sportive. Un discorso che si è trasformato in un vero e proprio atto d’accusa verso un sistema che, secondo il numero uno della Lega Pro, avrebbe perso competitività e visione strategica nel corso degli ultimi decenni.
Crisi del calcio italiano: “Trent’anni di declino”
“Care Delegate, cari Delegati,
il 9 luglio – esattamente tra 17 giorni – saranno passati 20 anni dall’ultima vittoria in un Mondiale. La notte di Berlino non resta solo l’ultima Coppa del Mondo vinta, rimane l’ultima partita a scontro diretto disputata in un Mondiale. Da allora, tre eliminazioni di fila, soprattutto un’intera generazione che non può ricordarsi la Nazionale al Mondiale. Quella dei miei figli.
Non vinciamo la Champions dal 2010, dopo esserne stati i padroni tra gli Anni 80 e 90. Il più recente Pallone d’oro in Serie A rimane Kakà nel 2007, anche qui vent’anni fa. Erano stati 13 nei due decenni precedenti. Aggiungiamo l’Under 21 senza Olimpiadi dal 2004, l’eclissi totale di campioni azzurri, una perdita annua del calcio professionistico di 750 milioni di euro e debiti per circa 5 miliardi di euro.”
Diagnosi della crisi: sistema inefficace e responsabilità diffuse
“Di fronte a questo sfacelo, nella notte del calcio italiano, sarebbe un errore rifarsela con qualche singolo soggetto o con qualche cosina che non è andata bene. Non ha funzionato niente, diciamolo. Invece dello scarico di responsabilità – nel quale siamo ancora campioni del mondo – servirebbero idee nuove e un’onestà di fondo, smettendola con certa propaganda.
Il declino dura da trent’anni, da quando la ricchezza prodotta dalle tv a pagamento è servita all’estero per rifare gli stadi, rendere moderne le organizzazioni societarie, mentre da noi è servita per le ville alla Baleari degli agenti. Nell’ultimo anno la Serie A ha speso per procuratori 249 milioni di euro, dato Figc, oltre dieci volte quanto ha riconosciuto alla Serie C per la mutualità della Melandri.”
Modello economico e confronto internazionale
“Domando: non era meglio investire quelle risorse, uscite dal sistema, nella base? Per fare crescere i talenti, scoprire allenatori come avvenne con Lippi e Sacchi o arbitri come fu per Collina, Rosetti, Rizzoli, Orsato?
Il nostro è stato un problema di metodo e pensiero. Abbiamo creduto che si potesse tirare a campare, perché come dicono è meglio che tirare a morire, senza capire che il modello del calcio italiano era finito e sfinito. Stanco, logoro, vecchio, come se le rughe di certi volti si fossero depositate sul movimento.”
Il confronto con l’estero e il ritardo strutturale
“Ai tempi di Artemio Franchi o di Italo Allodi, i Paesi emergenti studiavano a Coverciano, oggi vanno in Spagna, in Belgio, nella piccola Svizzera che ci ha umiliato all’Europeo. Basta?
Siamo in una crisi profonda, tremenda. E alle crisi si risponde prima di tutto con la sincerità e medicine forti. Niente lustrini, occorre un governo di unità e pronto alla ricostruzione.”
Il ruolo della Serie C e il sistema federale
“La Serie C concorrerà in modo solido e concreto, come da storia e come ha fatto due anni fa evitando un surreale dibattito sugli assetti di voto. Siamo felici che un presidente di grandissimi successi come Giovanni Malagò, per il quale parla il medagliere olimpico e la stima internazionale, decida di concorrere.
Come siamo grati a Giancarlo Abete, al quale mi lega affetto personale, per avere portato il solito contributo di conoscenza ed esperienza.”
Riforme, giovani e settore giovanile
“La Serie C da tre anni sta facendo la sua parte con onestà e voglia di costruire, stando lontana da endorsement o giochi di palazzo. Dopo Zenica, si invocava l’ex giocatore per il rilancio del calcio. Ecco, il nostro vicepresidente vicario si chiama Gianfranco Zola ed è uno dei più grandi campioni di sempre.
È stato lui a firmare quella che è l’unica riforma sui Settori giovanili. Bizzarro che del lavoro di Zola si sia accorto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nominando Gianfranco commendatore per la riforma.”
Riforme Serie C e sostenibilità economica
“D’altronde, con il voto contrario della sola Serie C, si è innalzata la Primavera a vent’anni. Una bestemmia.
Da quest’anno partiamo con il Salary Cap e abbiamo chiesto alla Figc di inasprire alcuni parametri per limitare i default in corsa. Ricordo che i nostri 60 imprenditori sostengono l’esercizio senza aiuti.”
Struttura economica dei club e sostenibilità
“Se uno disimpegna, se dismette per problemi in azienda, se la moglie dice stop, da noi si chiude. Qui è tutto fatto in rimessa, per passione e per il legame con il territorio.
Lo dico anche al governo: non si possono togliere risorse a chi già fa i miracoli per la prima squadra, figuriamoci sostenere i vivai dopo l’assurda abolizione del vincolo.”
Visione sul futuro del calcio italiano
“Noi alla crisi siamo abituati e proprio per questo possiamo essere utili alla stagione che va a partire. Non cerchiamo poltrone o mantenimento per la macchina Lega, cerchiamo condivisione per il bene superiore del calcio.
Vogliamo rivedere i gol di Riva, le geometrie di Rivera, gli origami di Baggio, le parabole di Del Piero, la classe di Totti, una difesa con Buffon, Cannavaro o Chiellini.”
Sistema, riforme e mutualità
“Certo storytelling sostiene che non abbiamo voluto fare passare riforme, noi unica Lega che le ha anzi promosse. La Serie C è scesa da 120 squadre a 90, da 90 a 60, oggi a 57 per le seconde squadre.
Troviamo un modello davvero sostenibile e utile alla Nazionale.”
Critica al sistema e richiesta di equità
“La Serie C è pronta a ogni discussione, senza steccati. Con un punto fermo: che il sacrificio riguardi tutti, non solo la solita piccola C.
Quando sento i club di A trattarci con disprezzo, credo che si stia commettendo un errore di miopia. L’Inghilterra vende insieme i diritti tv, la Germania riconosce il doppio della mutualità alle serie minori.”
Conclusione: visione culturale e richiamo all’umiltà
“Devono prevalere le competenze sulle appartenenze, i curricula sui cognomi, più giovani laureati e più donne.
La pianta che non ha acqua non cresce, un mondo senza cultura deperisce e invecchia. Diceva Dante che nell’umile sta il sublime. L’umiltà che oggi ci deve riportare a essere belli e sublimi come la nostra tradizione ci chiede.”
Seguici su
Aggiungi calciogrifo.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.



Incentivate tutti a far esordire 17enni in prima squadra (se non in C, dove…) e mettete dei paletti e dei tetti di spesa per il calciomercato e metteteli per tutti, in modo tale che ogni squadra abbia le stesse risorse limitate per comprare senza strafare e rischiare di creare buchi a campionato in corso o in fase di iscrizione (in barba a sto neo liberismo di mercato senza più limiti di decenza e ai procuratori magnoni altrettanto indecenti, che stanno solo facendo danni alla concorrenza e ai bilanci con tanto di fallimenti, oltre a stufare una fetta sempre più grossa… Leggi il resto »
Capo ce devi pensa’ tu e quelli che stanno sopra di te a ricostruire, a far esordire i ragazzi a 16/17 anni, a limitare i 2006 e 2007 in primavera e che le squadre li facciano esordire nelle prima squadre per poi rimandarli in primavera.
A parole semo tutti boni.