Angella: “Perugia, il problema non ero io né i veterani. Con Tedesco un miracolo sportivo”

L'ex capitano al portale Europacalcio.it: "Vorrei iniziare un percorso di crescita vicino a un direttore sportivo ma a Perugia non si sa chi sarà. Faccio i nomi di Cangi, Antonazzo e Giugliarelli. Cangelosi meritava più tempo. Ringrazio comunque Borras e la società"

Angella perugia

Una lunga intervista a 360 gradi, toccando tutti i temi più rilevanti relativi alle sue sei stagioni in biancorosso e al modo in cui è stata interrotta, in anticipo di un anno sula naturale scadenza del contratto, la sua avventura nel Perugia contrassegnata da 152 partite con 3 gol e 3 assist. L’ha effettuata l’ormai ex capitano dei grifoni Gabriele Angella con il portale “europacalcio.it”, dove è possibile leggere l’intervista completa. Eccone i passaggi più significativi.

Per prima cosa voglio ringraziare la società. Non so ancora che cosa farò e valuterò strada facendo. Mi piacerebbe iniziare un nuovo percorso di crescita vicino a un direttore sportivo, non avendo ancora esperienza in questo ruolo sarebbe necessario. Ma a Perugia non si sa ancora chi sarà il direttore sportivo del prossimo anno“.

Mi dia tre nomi.  

Non è facile. Ma se devo fare dei nomi, dico Francesco Cangi della Pianese, Angelo Antonazzo del Giugliano e Jacopo Giugliarelli delle Dolomiti Bellunesi“.

Quand’è che ha deciso di non proseguire con la maglia del Perugia? 

Un mesetto prima dalla fine del campionato, precisamente dal derby in casa della Ternana: ero in panchina e sono entrato solo alla fine del primo tempo. Devo dire che ci sono rimasto male, anche perché poi nella ripresa abbiamo agguantato il pareggio, ed è stato un punto fondamentale in chiave salvezza“.

Sempre riguardo questa stagione, cos’è che non ha funzionato? Mi riferisco soprattutto al periodo della gestione Braglia. 

Dico intanto che andava dato più tempo a Cangelosi: erano sì arrivate le sconfitte contro Ascoli e Ravenna, che poi hanno lottato per i primissimi posti, ma la squadra c’era e un’idea l’avevamo. Circa Braglia, quando è arrivato mi ha subito tolto la fascia per darla a Giovanni Giunti, un ragazzo speciale che ho cresciuto. Il tutto con il placet della società, evidentemente pensavano che il problema fossi io, i fatti invece hanno dimostrato l’esatto contrario“.

Avete mai avuto modo di confrontarvi? 

No. Ma dal momento che anche il club è d’accordo, cosa avrei dovuto dire? Quando è arrivato Giovanni Tedesco le cose sono cambiate: lui ci ha aiutato, dato fiducia e noi anche lo abbiamo aiutato. Si tratta di una grande persona che mi ha ridato la fascia e a piccoli passi siamo risaliti, anche dopo le sconfitte siamo sempre stati vicini a Tedesco. Per come si erano messe le cose, questa salvezza è stata un miracolo sportivo, so che dire così a Perugia equivale a una bestemmia, ma i fatti sono fatti. Si è visto poi che il problema non eravamo né io né gli altri veterani, e questo lo ha detto anche il Direttore Generale Hernán Garcia Borras, il quale si è sempre comportato bene“.

Sette anni sono tanti. Cosa ricorda in particolare di questo lungo arco temporale con la maglia del Perugia? 

La cavalcata dalla Serie C alla B con Caserta è stata qualcosa di emozionante. Personalmente dovevo anche sdebitarmi con il Perugia perché l’anno prima avevo rimediato un’espulsione all’ultima giornata di campionato contro il Venezia e non avevo potuto giocare il playout contro il Pescara: mi si era chiusa la vena ed è l’unico episodio di cui mi pento di queste sette stagioni. Ero rimasto a Perugia proprio per riscattarmi con la maglia biancorossa.

Ricordo con piacere anche l’annata con Alvini in panchina, eravamo la seconda difesa del campionato. Con Castori invece ebbi qualche problema a livello di scelte, infatti feci solo 16 presenze e retrocedemmo. Ho sempre cercato di dare il massimo e di essere una persona seria e schietta, ma sempre per il bene del gruppo. Poi purtroppo, da quando eravamo retrocessi nel 2023, sono stati fatti pochi investimenti. Così è difficile risalire perché in tre gironi una sola è promossa in automatico, per provare a vincere il campionato è necessario investire e mettere i soldi“.

Cosa significa essere capitano del Perugia? 

Intanto un onore, e altresì una grande responsabilità. Devi conoscere la storia del Grifo e sapere che i tifosi sono molto appassionati. Mi sono sempre preso le mie responsabilità e mai mi sono tirato indietro, rispettando tutti. Rimarrò sempre legato a questa piazza, del resto ho anche deciso di rimanere a vivere a Perugia. Ora vediamo quello che succederà“.

 

 

 

Redazione

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11 Commenti
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3 mesi fa

ahahahahahahahah miracolo sportivo

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3 mesi fa

Ma te chi sei?

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3 mesi fa

Ma che te vuoi miracolare…..una squadra ritirata le altre due non pervenute e parli di miracolo,in quel girone con quel livello mi salvavo anch’io……miracolo di cosa?

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3 mesi fa

Arvà

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3 mesi fa

Il problema era uno: Luca Gemello

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3 mesi fa

via via sparite uno a uno

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3 mesi fa

Angella , lascia perdere, che è meglio

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3 mesi fa

Per me se stavi bene fisicamente io avrei continuato un altro anno avresti fatto tanto comodo visto che vogliono fare una squadra di giovani che un incognita può andare bene ma anche male

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3 mesi fa

Anche i calciatori si sono resi conto del miracolo sportivo per aver raggiunto la salvezza. Pensa se indebolisci la squadra in estate che bel lavoro sarà la prossima stagione.

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3 mesi fa

Ma miracolo de che? Esse arrivati davanti a Bra e Pontedera?

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