Santopadre a Perugia, i 13 anni di una grande storia che poteva finire meglio

Tre promozioni, sette playoff e due devastanti retrocessioni sono il bilancio della terza gestione per risultati del Perugia dopo Gaucci e D'Attoma, la più lunga di sempre di un singolo presidente. Al suo attivo anche le strutture a Pian di Massiano, esemplare il rispetto delle scadenze

Otto campionati di Serie B e 5 di Serie C, con 3 promozioni (2 in serie B e 1 dalla C2 alla C1), 7 playoff (2 in C e ben 5 in B), 2 Supercoppe (1 in C2 e 1 in C1), 1 Scudetto femminile Juniores e infine 2 devastanti retrocessioni dalla B alla C. Il bilancio dei 13 anni di Massimiliano Santopadre alla guida del Perugia è tra i migliori della storia biancorossa. Anzi, si può dire senza tema di smentita che si tratta del terzo assoluto, dopo le epopee di D’Attoma e Gaucci, gli unici che hanno raggiunto la Serie A e le coppe europee.

Santopadre entrò nel Perugia coinvolto da Moneti e Damaschi nell’ormai lontano 2011, rilevando la gestione del Settore Giovanile. Nel 2012 Moneti si defilò e Santopadre rilevò da Damaschi l’intero pacchetto azionario, rivelandosi subito deciso a vincere. L’avvento sulla poltrona di direttore sportivo dell’ex responsabile del Settore Giovanile Roberto Goretti e il cambio in panchina tra Battistini e Camplone, protagonista di una cavalcata fino ai playoff persi col Pisa (primo dramma sportivo dell’era-Santopadre) si rivelarono la svolta, dato che nel campionato successivo il Perugia avrebbe conquistato la B battendo in una storica partita per 1-0 al Curi il Frosinone il 4 maggio 2014, con gol di Moscati.

In Serie B il Perugia, sempre con Camplone alla guida, centrò i playoff al primo colpo ma poi uscì col Pescara nonostante il vantaggio di partenza. L’anno dopo si ripartì con Bisoli, un’annata di sofferenza e transizione chiusa al 10′ posto. La stagione successiva, 2016-2017, avrebbe visto il Perugia di Santopadre arrivare al suo punto più alto, la semifinale playoff per la serie A persa contro il Benevento con Bucchi allenatore. Altra stagione tormentata quella successiva, contrassegnata dai cambi tra Giunti, Breda e Nesta e conclusa con una nuova sconfitta ai playoff. Con l’ex laziale al timone il Perugia di Santopadre avrebbe raggiunto i playoff anche l’anno dopo uscendo battuto nella sfida con il Verona.

Dalla stagione 2019-2020 probabilmente il Perugia di Santopadre perse la magia e iniziarono a manifestarsi le prime crepe a livello ambientale: i cambi OddoCosmi-Oddo non sortirono effetti e tra le polemiche i grifoni, partiti per vincere il campionato con un budget extralarge che non si sarebbe più ripetuto, retrocessero in C in un drammatico playout. Il Perugia di Santopadre ebbe la fortuna di rivincere la C al primo colpo nel campionato con Caserta, superando il Padova al fotofinish, ma non bastò per risollevarsi.

L’anno dopo l’ultima fiammata, una stagione azzeccata in tutto e per tutto con la guida giusta di Alvini, capace con i suoi principi di gioco di portare i grifoni fino ad un controverso playoff perso solo per clamorose sviste arbitrali. La fuga del tecnico a Cremona in serie A segnerà per Santopadre l’ennesima interruzione di un possibile ciclo e la condanna a dover ricominciare da zero.

Il tutto in concomitanza con l’avvento delle proprietà straniere che nel frattempo hanno alzato enormemente gli investimenti medi del campionato cadetto. Così, nell’ultima B il Perugia è andato incontro ad un altro disastro, retrocedendo con Castori in panchina e nonostante il breve interregno di Silvio Baldini. L’anno scorso è storia recente, con l’avvicendamento tra Francesco Baldini e Formisano e il nuovo cambio di rotta in corsa che ha portato un quarto posto e un altro playoff perduto, ponendo però le basi per la squadra giovane, forte e sbarazzina costruita da Giugliarelli e guidata da Formisano che ha iniziato il corrente campionato.

Sin qui i risultati sportivi, ma Santopadre è stato anche e soprattutto l’uomo dei conti a posto e sia detto senza alcuna irriverenza. Anzi. Santopadre è stato un esempio da seguire nel rispetto assoluto delle leggi civilistiche, fiscali e federali, onorando sempre in anticipo gli stipendi di calciatori e collaboratori nonché le scadenze federali. E se è vero che si tratta di un dovere per chiunque detenga la proprietà di una società di calcio, è altrettanto vero che il mancato rispetto di questo dovere è frequente soprattutto nelle realtà di minore indotto dove penalizzazioni e fallimenti sono da anni una triste abitudine. A Santopadre va anche il merito della realizzazione della nuova sede del Perugia, del Museo del Grifo fiore all’occhiello per la città e i tifosi e del restyling dei campi di allenamento del Centro Sportivo Paolo Rossi.

Cosa gli è mancato per realizzare i suoi obiettivi in biancorosso lo ha riconosciuto lui stesso davanti allo studio del Notaio Biavati dove ha ceduto il Perugia: non avere ottenuto la Serie A che aveva programmato in tre anni, l’essere incappato nelle due retrocessioni che hanno tolto luce al lusinghiero cammino precedente incrinando in maniera decisiva i rapporti con la tifoseria che non gli ha perdonato più nulla. Penserà la storia a ricollocare il suo ciclo, pari nella durata all’era-Gaucci ma il più lungo di sempre di un singolo presidente del Perugia, nella giusta dimensione.

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1 anno fa

“serie A in 3 anni” aveva dichiarato

tiolla
tiolla
1 anno fa

e j leva quasi fatta, quarto posto 3 anni dopo la famosa frase

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1 anno fa

Chi e costui?????

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1 anno fa

Quanto mi dispiace 🤣🤣🤣

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1 anno fa

Pensate che sia meglio ? Sarà

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1 anno fa

Michele Proietti

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1 anno fa

Il peggiore

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1 anno fa

Ma vai a quel paese

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1 anno fa

Un grazie è doveroso. Ma un grazie per prima ed un grazie per essere andato via. Le storie, arrivano tutte ad una fine. La sua storia, era finita almeno tre anni fa. La nuova proprietà merita fiducia, fino a prova contraria. Comunque grazie Santopadre , di non averti più in mezzo.

Dan
Dan
1 anno fa

Grazie Santopadre. Nel bene e nel male sei comunque riuscito a farmi tornare allo stadio. Daje Javier, Forza Grifo.

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1 anno fa

Grazie comunque

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