E’ tra i giocatori più amati nella storia del Perugia. La Nord, trasferita per un giorno al PalaBarton per il terzo Memorial dedicato a Luciano Gaucci, lo ha accolto al grido di “c’è un giocatore che dribbla come Pelè”, mentre la società biancorossa lo ha omaggiato con la maglia personalizzata con il numero 11, consegnata da Riccardo Gaucci, Hernan Borras e dal suo vecchio amico e compagno di squadra Giovanni Tedesco. Da Spalato in traghetto per lanciare baci e saluti ai duemila sulle gradinate, ecco Milan Rapajc.
Che effetto fa tornare a Perugia? “E’ un effetto bellissimo, voglio sempre bene a questa città, ai tifosi, alla società. E’ sempre un grande piacere venire qua per me”.
Il viaggio è stato lungo. “Sì e dovrò farlo altrettanto lungo al ritorno ma lo farò con piacere. Per questa cosa non potevo mancare, mi sarei sentito male. Luciano Gaucci è stato il mio presidente, un grande presidente, gli volevo bene bene. Secondo me la sua è stata una grande storia di calcio italiana”.
Ma perchè non scende in campo? “Perchè non vorrei finire all’Ospedale (ride, ndr). E anche il piede mancino… non funziona più come prima”.
Quali sono i ricordi più belli? “Tutti, quei quattro anni per me sono stati bellissimi. Come faccio a dirne uno?”
I suoi gol, poesia pura. Sampdoria, Inter, poi il missile al Cagliari, il goal al Napoli…. con la Roma quel mancino nell’angolino… “Sì all’ultimo minuto, ricordo bene, bello bello. Tanta gioia, tanta felicità per me e per tutti, è stata una parte bellissima della mia vita che ci sarà per sempre”.
E c’è un allenatore che ha amato di più? “A tanti ho voluto bene, Castagner, Galeone, Mazzone, Boskov. A tutti volevo bene e se facevo male era colpa mia, mai loro”.
Che effetto le fa vedere il Perugia in C? “Un brutto effetto, non conviene fare paragoni. Per tifoseria, per passato Perugia è società vera che merita la A e minimo minimo la B. Spero che in futuro possa andare solo meglio, spero che arrivi e torni dove deve arrivare e dove merita”.
Il calcio italiano ai suoi tempi era importante, ora i Mondiali mancano da tre edizioni. “Non capisco che succede nel calcio italiano, negli anni Novanta erano gli altri campionati a non esistere, non c’era campionato inglese o spagnolo, c’era l’Italia in assoluto numero uno senza paragoni. Cosa è successo dopo il duemila Dio solo lo sa. Tre volte senza il Mondiale è vergognoso”.
Le mancano i ritiri di Gaucci? “No di certo” (ride, ndr)
Come è possibile che lei sia ancora oggi il giocatore più amato dai tifosi del Perugia? “Non lo so. So però che io piacevo a loro e loro piacevano a me. Forse loro hanno capito che ho dato tutto quello che potevo, sempre”.
Fa ancora l’agente di calciatori? “No, sto lavorando in altri ambiti, il calcio non mi piace più, troppi non ne capiscono di quelli che ci sono dentro”
Cosa si può fare per riportare il Perugia dove merita? “Ci vogliono soldi ma secondo me il Perugia deve soprattutto investire nelle giovanili, oggi è troppo difficile comprare, bisogna scoprire e far crescere giovani, crederci, partire dalla base. Si può fare tutto, è facile parlare, ma si deve fare. Nel calcio di oggi è difficile comprare un giocatore forte con tutti i soldi che ci vogliono. Meglio farseli in casa”.
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Non mollare Riccardo!