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Guerri e i giovani del Perugia: “Nove su dieci sono del territorio”

Il responsabile del settore giovanile biancorosso fa il punto della situazione durante l’emergenza Coronavirus. “Il sogno di Goretti è anche il nostro, portare i perugini nel grande calcio”

La grande macchina del pallone professionistico attende segnali di ripartenza, ancora meno probabile che la stagione dei giovani possa arrivare a conclusione. Il responsabile del settore giovanile del Perugia, Giovanni Guerri, fa un primo bilancio tra presente e futuro.

Si può considerare chiusa la stagione delle giovanili?
“L’intenzione sembra portare avanti Serie A e B, non credo la Primavera. Per il resto ci atteniamo a quanto deciderà la federazione. L’importante è risolvere questa situazione. Prima c’è la salute, il calcio viene in un secondo momento”.
Come sta vivendo questo stop forzato?
“È un periodo anomalo per tutti, il mondo del calcio è ridimensionato. Come Perugia stiamo programmando le priorità per mettere in condizione i ragazzi di svolgere attività in sicurezza”.
In questo momento tutti i giovani si stanno allenando?
“Sì, si tratta di 140 ragazzi del settore giovanile e 120 del vivaio. Da quando abbiamo sospeso le attività, il 6 marzo, facciamo riunioni costanti e Valerio Capriani, coordinatore dei preparatori atletici e motori, sviluppa il lavoro che è possibile fare a casa”.
Che risposte arrivano?
“Devo fare un grande plauso ai mister e tutti gli addetti che con umiltà, passione e dedizione sentono sempre i ragazzi mettendoli in condizione, specialmente in questo momento, di passare il tempo libero nel miglior modo possibile”.
Qual è il bilancio della stagione?
“Abbiamo un po’ l’amaro in bocca perché potevamo giocare i play off con le tre formazioni principali: Primavera, Under 17 e Under 16. Significa che i ragazzi, considerato la qualità delle avversarie, hanno fatto cose egregie. Si è interrotto un sogno ma guardiamo alla prossima stagione partendo da lontano”.
Il percorso del settore giovanile biancorosso a che punto è?
“La forza del Perugia è aver avuto l’umiltà di creare un progetto che conta il 90% di ragazzi della regione e poi c’è la valorizzazione del territorio con ‘Cultura in gol’ che va avanti da 5 anni”.
Quando vedremo un perugino in prima squadra?
“Qualche calciatore importante c’è nel settore giovanile, cerchiamo di portare avanti quel sogno del responsabile dell’area tecnica Goretti che è far arrivare un giovane tra i grandi. Ci siamo riusciti con Ranocchia, era vicino Corradini che ora è stato ceduto alla Fiorentina. C’è un buon movimento”.
È cresciuto il legame con le società del territorio?
“È anche merito loro se riusciamo a fare qualcosa di importante. Pensiamo sempre che i giovani possano arrivare al calcio professionistico ma fino a qualche anno fa chi usciva dal settore giovanile del Perugia faticava anche a trovare spazio in Interregionale. Ora invece le squadre umbre di Serie D hanno quasi tutti giocatori passati da noi. Significa che una crescita c’è stata”.
C’è una società alla quale vi ispirate?
Il nostro modello deve essere il Perugia, bisogna sapere dove siamo, avere la creatività e l’entusiasmo di cercare ragazzi investendo sempre di più nelle strutture e nelle persone che gli sono intorno”.
Si sente la vicinanza del presidente Santopadre?
“Non lo dice ma è molto vigile, settimanalmente fa sempre una visita. Vorrei fare anche un ringraziamento a Piero Lombardi, responsabile tecnico dell’agonistica, e Jacopo Giugliarelli, responsabile del vivaio. Il loro senso di appartenenza fa la differenza”.

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