La lezione del Grifo: chi subisce per primo subisce due volte

Lasciare l'iniziativa ai giovani della Juve Under 23 si è rivelata un'imprudenza fatale per una squadra che ha ancora troppo da imparare sul piano della mentalità e delle motivazioni. Eppure anche i numeri parlano sin troppo chiaro...

Montevago Perugia

Le sincere dichiarazioni del dopogara per certi versi sono state lampanti rispetto alle motivazioni della prestazione del Perugia al “Moccagatta” contro la Juventus Under 23. I grifoni sono andati ad Alessandria sin troppo sicuri del fatto loro, convinti di avere infilato un’autostrada dopo la bella vittoria sulla Vis Pesaro e i cinque risultati utili consecutivi, rassicurati dall’esclusione del Rimini e da tutti i vantaggi che in classifica poteva comportare, turni di riposo delle avversarie dirette compresi.

L’errore fatale del Perugia al Moccagatta

Permettersi di perdere palloni con superficialità nel palleggio nel corso della ripresa, lasciare dunque l’iniziativa ai giovani bianconeri il cui tasso tecnico è elevatissimo (il valore della rosa dei successori di Yildiz parla da solo, per quanto potenziale e futuribile) invece di mettere subito le cose dall’alto della superiore esperienza sull’unico piano possibile, quello delle motivazioni che dovevano essere molto più alte, è stato il grande errore della compagine di Giovanni Tedesco. Commetterlo nella ripresa, quando ormai subito il gol era troppo tardi per recuperare, è stato fatale. E la sconfitta arrivata ad opera dei giovani bianconeri potrebbe essere in questo senso una ennesima salutare lezione per il futuro.

Addossandosi anche le responsabilità che non ha, Tedesco ha giustamente evidenziato come il problema sia stato l’atteggiamento della sua squadra. Che è chiaramente scesa in campo sicura di poter gestire partita e avversario comportandosi passivamente e senza riuscire ad andare al tiro (fatta eccezione per le occasioni di Giardino e di Riccardi fuori tempo massimo, quando il tecnico ha messo dentro Ogunseye) né a collezionare un solo cartellino. Eppure il campionato ha già parlato chiaramente.

Quando il Grifo mena per primo

Nelle occasioni in cui il Perugia di Tedesco è sceso in campo con l’intento di menare per primo, sempre con minimo due attaccanti e un trequartista, ha steso senza complimenti il Livorno (2-0), ha sfiorato il successo con la capolista Arezzo (0-0) e ha portato a compimento una memorabile rimonta sulla Vis Pesaro (2-1). Quando ha denunciato qualche incertezza nell’atteggiamento, è andato sotto e poi ha dovuto rimediare (Torres-Perugia 1-1, Pontedera-Perugia 2-2 per ben due volte). C’è poco da discutere. Se poi si vuole andare più indietro nel tempo, tornando al Perugia precedente con Braglia e Cangelosi, beh, allora sono innumerevoli le occasioni in cui il Perugia ha sbagliato approccio, è andato sotto e poi non ha saputo rimontare.

La realtà del campionato di Serie C non lascia spazio ad interpretazioni: chi affronta le partite con il piglio agonistico giusto, fa valere allora anche le eventuali doti tecniche superiori. Viceversa non accade mai e lo testimoniano i risultati spesso sorprendenti di compagini considerate “di categoria” come Bra, Guidonia, Pianese, Pineto o Forlì. Sul piano delle motivazioni e della mentalità questo Perugia che sembrava rinato ha evidentemente ancora molto da imparare.

Redazione

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2 Commenti
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ETA BETA
9 mesi fa

Non centra gnente Tedesco sulla sconfitta. Questi sono ex giuocatori.
Con santo padre non succedeva questo, é un problema di società.
Per fortuna che ci sono i due traghettatori Gaucci Novellino che stanno contattando

Astorre
9 mesi fa

Io lo dico da inizio campionato tocca menà per primi l’attacco la miglior difesa quando non c’è la tecnica corri e legna gli avversari

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