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Zazzaroni: ‘Calcio e Coronavirus, il taglio stipendi avrebbe senso a bocce ferme’

Due chiacchiere per i portali del nostro circuito con il direttore del Corriere dello Sport: ‘Il sistema era già saltato prima, la pandemia aumenta i problemi ma fornisce un alibi ai presidenti’

Il calcio è fermo, i presidenti scalpitano per tornare a far allenare le squadre e disputare le gare di campionato. I calciatori non accettano il taglio degli stipendi. L’emergenza sanitaria dovuta all’epidemia da Covid19 ha stravolto tutto, anche il calcio e nulla sarà come prima. Ne è convinto anche Ivan Zazzaroni, giornalista e direttore de Il Corriere dello Sport.

L’epidemia aveva già iniziato a circolare tra Bergamo e Brescia con i primi ricoveri, eppure si erano giocate partite di campionato, di Champions, sono state permesse trasferte, invece di sospendere tutto. Il calcio si doveva fermare prima?

Visto ciò che è successo, sì. Ma a fine febbraio/inizio marzo i segnali e le informazioni erano differenti e discordanti. Anche noi professionisti del ‘commento del dopo’ non ce la sentiamo di rispondere con perentorietà”.

Scudetto assegnato e in che modo, salvezza raggiunta o meno, promozioni, play-off e play-out. Come ne uscirà il mondo del calcio da questa esperienza?

“Ne uscirà malissimo. Le stesse persone, ma con i problemi triplicati”.

Un’ipotesi su cosa succederà con i campionati italiani e la Champions? Cosa pensa che succederà?

“Se lo sapessi mi farei pagare profumatamente per rivelarlo al mondo intero”.

All’inizio dell’emergenza sanitaria Sandro Mazzola aveva lanciato la proposta ai calciatori di devolvere un 5% per aiutare la sanità nell’emergenza, adesso sono le società che chiedono ai calciatori di tagliare gli stipendi, il sistema calcio è a rischio di saltare?

“Era già saltato prima del virus, il virus consentirà a presidenti che erano tecnicamente falliti di giustificare i propri crac con la pandemia. Il taglio degli stipendi ha senso solo a bocce ferme, eventualmente”.

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