Un derby che guarda oltre il risultato, puntando al cuore dei valori sportivi e umani. È questo il significato del pranzo condiviso tra Ascoli e Sambenedettese, svoltosi martedì a Pagliare del Tronto. Un evento unico nel suo genere, promosso dalle Diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, con la partecipazione attiva e convinta dei presidenti, dirigenti e calciatori delle due squadre storicamente rivali.
L’iniziativa, come spiegato dal Vescovo Monsignor Gianpiero Palmieri, nasce da un’idea concreta di prevenzione e dialogo: trasformare un evento sportivo potenzialmente divisivo in un’occasione di unità e riconciliazione. Un’intuizione nata già in estate, quando si è cominciato a respirare l’attesa per il ritorno del derby marchigiano dopo 39 anni di assenza, ma anche la preoccupazione per possibili tensioni dentro e fuori dal campo.
“Condividere un pasto significa molto più che spezzare il pane. Significa costruire ponti,” ha detto Palmieri, sottolineando che il gesto di sedersi alla stessa tavola ha rappresentato un segnale storico e sociale potente, non solo per i club ma per l’intero territorio. “Abbiamo voluto lanciare un messaggio: il calcio può unire, non dividere,” ha aggiunto.
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