Se il Perugia domenica avrà la possibilità di giocarsi la permanenza tra i professionisti sul campo del Forlì, lo deve a Giovanni Tedesco. L’ex capitano è arrivato al capezzale del suo Grifo accettando poco più di un rimborso e la scommessa che ha voluto fare su di lui Riccardo Gaucci, è subentrato trovando la squadra biancorossa già retrocessa, prima ancora mentalmente che in classifica, dopo la bellezza di dieci partite “regalate” agli avversari, una sorta di epitaffio per qualsiasi squadra in un campionato professionistico.
Un fortissimo handicap che Tedesco ha saputo colmare portando dalla sua parte un gruppo devastato al suo interno, compattandolo, dandogli un’anima e soprattutto una identità nonostante evidenti problemi strutturali e caratteriali, poi lo ha traghettato con esperienza e competenza mitigandone le inevitabili ricadute, imboccandolo e nutrendolo con i valori che un gruppo e uno spogliatoio devono avere, difendendolo contro tutto e tutti nella tempesta come un vero allenatore deve fare, vivendo la sua vita ventiquattro ore su ventiquattro a Pian di Massiano, mangiando, bevendo e respirando Perugia e i suoi avversari.
Anche grazie al mercato di gennaio, alla fine il Perugia di Tedesco ha saputo trovare la continuità: decisivi per arrivare a questo punto con concrete speranze di chiudere il discorso i sette risultati utili consecutivi prima del Campobasso, partita persa per eccesso di frenesia e accusando il peso del risultato davanti al pubblico del Curi, non certo per moduli o errori tattici. Oggi, alla vigilia del raggiungimento di una salvezza che sarebbe autentica, memorabile impresa sportiva, Tedesco è pronto a lasciare. A prescindere dalla decisione sulla sua conferma che sarebbe arrivata la prossima settimana da parte della società, pare proprio che il tecnico palermitano abbia optato per l’addio.
A pesare sulla decisione, estremamente sofferta per il profondo amore che prova per questa maglia e questa piazza, le tensioni delle ultime settimane all’interno della società che lo hanno portato alla riflessione sulla fiducia che sente essere venuta meno nei suoi confronti, fiducia che per inciso ha sentito mancare anche da una parte dei tifosi. Ma Tedesco è così, schietto e vero fino in fondo. Fare buon viso a cattivo gioco restando in Paradiso a dispetto dei santi non sarebbe da lui. Meglio salvare il Grifo e poi lasciarlo, come tanti anni fa, conservando gelosamente il ricordo dell’ennesima impresa in biancorosso.
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Secondo me ancora non ci si rende conto dell’impresa che hanno fatto Giovanni e Alessandro…incredibile come ci sia una fetta di tifosi che riesca a criticarlo anziché prendersela con la società fantasma