Nel momento più difficile del Perugia, dopo tre sconfitte consecutive che sollevano dubbi nell’ambiente e nella tifoseria che aveva rinfocolato gli entusiasmi per la squadra allestita in fretta e furia da Alessandro Gaucci, Aimo Diana si troverà domenica prossima a cercare il riscatto contro il suo passato più vincente. Domenica al Curi arriverà la Reggiana capolista di Attilio Tesser (ex terzino del Perugia, per inciso) ed è dunque inevitabile e doveroso rivivere la storia vincente, ma tormentata del tecnico biancorosso a Reggio Emilia.
La scelta di Tosi
Diana sbarcò a Reggio nell’estate del 2021 subito dopo la retrocessione dalla serie B, la società emiliana era rimasta convinta fino all’ultimo che Alvini sarebbe rimasto. Un errore di valutazione e strategico: Alvini (che oggi è l’allenatore italiano del momento) aveva già scelto il Perugia di Santopadre. La Reggiana, su indicazione del ds Doriano Tosi, decise di virare su Diana che aveva fatto bene al Renate. Tosi prelevò Diana e dal Renate prese anche il laterale Guglielmotti, confermando molti elementi della squadra appena retrocessa nonostante un ottimo campionato come Radrezza, Zamparo, Rozzio.
Quella sfida con Tesser
Diana di fatto ereditò un gruppo competitivo, capace il primo anno di andare testa a testa col Modena fino al match del 2 febbraio 2022: il pareggio in inferiorità numerica lasciò strascichi, più d’uno ancora oggi ritiene che quel giorno la Reggiana perse il campionato a causa dei cambi conservativi del tecnico bresciano sullo 0-0, cambi che vennero molto contestati. Poi arrivarono altri risultati altalenanti, un pari a Viterbo, uno a Cesena rimontando il doppio vantaggio della squadra di Toscano. Alla fin fine fu un buon campionato che la Reggiana perse probabilmente all’ultima giornata, quando il Modena contro l’Imolese andò in gol addirittura con il portiere. Ai playoff arrivò la sconfitta immediata, probabilmente favorita dagli strascichi polemici del campionato, facendosi dominare in entrambi i match e uscendo al primo turno contro la Feralpi. A vincere quel campionato per inciso fu il Modena di Tesser, e gli incroci si infittiscono.
Coerenza e niente alibi
Diana a stagione in corso aveva definito la piazza “frizzantina” spiegando apertamente come non ci si ritrovasse a causa dei continui sbalzi d’umore sul suo conto da parte della tifoseria. Rispetto ad un passionale come Alvini, lui aveva ed ha un carattere più chiuso, quando parla è più diretto e non si sforza minimamente di piacere a tutti i costi. Sono cose che pesano, come quando se ne andò direttamente dentro gli spogliatoi dopo l’eliminazione play-off con la Feralpi, invece di andare a salutare i tifosi. Coerenza e niente alibi (ricorda qualcosa?). Ma i tifosi se la legarono al dito.
Goretti e la promozione
In effetti con la piazza di Reggio non avrebbe mai legato e il rapporto sarebbe rimasto freddo nonostante quanto stava per accadere. Perchè nella stagione successiva cambiò tutto: nell’estate del 2022 a Reggio Emilia sbarcò come ds Roberto Goretti (e vai di incrocio…) e molti si aspettavano un doppio cambio da parte del patron Amadei. Previsione sbagliata: Tosi se ne andò ma Diana fu tenuto e la società costruì una compagine (Guiebre, Pellegrini, Lanini) di uomini ideali per il gioco del tecnico bresciano, una squadra capace di giocarsela con tutti. La partenza fu al fulmicotone, ad un certo punto del campionato le inseguitrici faticavano a tenere il passo dopo 9 vittorie, 4 pareggi, zero sconfitte, 25 reti segnate e solo 6 subite, con tanto di 9 clean sheets, il miglior attacco e la miglior difesa. Equilibrato nei giudizi e nel mantenere l’ambiente coi piedi per terra, cultore del lavoro, consapevole che lo scatto precedeva la maratona. Diana allestì un capolavoro vincendo al Manuzzi (2-1) contro Toscano e la Reggiana finì per spuntarla nel duello a tre con Entella e Cesena.
Ma lui non era al centro della festa
Durante il campionato erano emersi però quelli che vennero indicati come problemi di gestione da parte dell’allenatore, accusato di andare in confusione quando sotto pressione e quando si sentiva mancare l’appoggio della società. Il finale di campionato fu rocambolesco: dopo il pari con la Recanatese a quattro giornate della fine, il terzo consecutivo, arrivò addirittura la contestazione. I marchigiani restituirono il favore qualche settimana dopo bloccando l’Entella e permettendo il controsorpasso della Reggiana. Nel frattempo, però, il rapporto di Diana con la piazza, che non era mai decollato, era ai minimi termini. Basti pensare che il tecnico soltanto dopo la promozione decise di andare una volta e molto fugacemente sotto la curva. Dopo la partita con l’Imolese e il trionfo lui non fu mai al centro della festa di una piazza che apprezza molto i santoni alla Tesser oppure i passionali come Alvini e Dionigi.
Un’impresa cristallizzata nella storia
La Reggiana di Diana per inciso giocava a un calcio piacevole, con gli esterni Guiebre e Guglielmotti a spingere molto, Lanini e Pellegrini che davanti si invertivano spesso di posizione e tanto equilibrio dietro nella difesa a tre. Ma non c’erano più le condizioni per andare avanti con quella società, Diana mostrava una sola faccia sempre e comunque, senza cercare il consenso ad ogni costo (“Non tutti possono salire sul carro dei vincitori…“), si parlava di Nesta già dalla fine del campionato e il club colse la palla al balzo probabilmente dopo i tre pareggi con Rimini, Pontedera e Recanatese. La Reggiana riuscì a salire in B lo stesso ma facendosi riprendere dall’Entella aveva rischiato di buttare via un campionato che sembrava ormai vinto. La società decise di rivoluzionare la squadra con la chiara intenzione di affidarla ad un allenatore che aveva già fatto la categoria come Nesta, cristallizzando però così l’impresa di Diana – che sentiva di meritare la chance in serie B – nella storia.
(si ringrazia il collega Andrea Russo di Telereggio)
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