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Santopadre: “Così andiamo al macello. Il Perugia dice no”

Intervista a tutto campo con il presidente del Grifo tra “protocolli sanitari inattuabili” e taglio degli stipendi. “Caro Lotito, ti stimo ma stavolta sbagli…”

Presidente Santopadre, in questa fase di emergenza per il Coronavirus, dal mondo dello sport arrivano tirate d’orecchie al calcio, da Malagò alla Pellegrini. Perché?
“Non credo che qualcuno debba chiedere che il calcio si fermi, è la situazione straordinaria che lo consiglia. Però è la terza industria del Paese per Pil e contribuzione, non può essere come un altro sport, va trattato diversamente. C’è un problema sanitario e quindi devono decidere i medici”.

È pensabile una ripartenza dal 4 maggio?
“Il protocollo che ci viene indicato è inattuabile per problemi logistici ed economici. Anche perché tutto verrebbe meno non appena inizia la partita, con 22 giocatori in campo che sudano, si scontrano e si abbracciano”.
E i costi?
“Se ci costringono ad andare al macello per completare i campionati almeno la Figc dia ad ogni club 400mila euro, questo è quanto serve per tutte le procedure previste nel protocollo. Perché vanno tenute in ritiro 70 persone, compresi raccattapalle e dirigenti e poi ci sono tamponi a tutti, ogni due giorni, al costo di 47 euro l’uno, mascherine e sanificazioni prima e dopo gli allenamenti. Solo per assegnare le posizioni in classifica”.
Per questo ha dichiarato che non bisogna giocare ad ogni costo?
“Esatto. Se ci obbligano perché vanno assegnati i titoli, almeno la Figc deve aiutarci. Altrimenti oltre al danno ci sarebbe anche una beffa da 400mila euro”.
Se arriva un caso di positività quando il calcio è ripartito?
“Tutta la squadra finisce in quarantena con sconfitte a tavolino e il rischio retrocessione”.
Se la stagione non si conclude il danno economico per i club non è maggiore?
“No, fermando tutto si fermerebbero anche i pagamenti e le società riuscirebbero ad andare avanti. Non c’è una ragione economica, si vuole solo assegnare i titoli”.
Questa è la posizione da consigliere di Lega?
È il pensiero della Lega B, ma è anche vero che poi non troveremo mai la quadra. Capisco Vigorito (presidente del Benevento, ndr) e Spinelli (Livorno, ndr) che hanno idee diverse fra loro”.
E la posizione del Perugia?
“Se decidesse il Perugia non si giocherebbe più. Anche perché non voglio la responsabilità di mettere a rischio i tesserati, non me lo perdonerei se succedesse qualcosa. Ma, come una volta c’erano i mercenari che partivano per la guerra, se decidono che dovremo farlo il Perugia non potrà tirarsi indietro”.
Congelando le classifiche attuali non c’è il rischio di un’estate di ricorsi?
“Ma vale anche in caso di promozioni e retrocessioni assegnate dopo partite giocate in queste condizioni”.
Inoltre c’è la responsabilità civile prevista dal “Cura Italia”…
“Altro aspetto drammatico. Spero che la Figc ci fornisca delle polizze assicurative adeguate. Perché un normale lavoratore che va in ufficio può avere delle accortezze impossibili da avere nello sport. Con il protocollo sanitario da seguire si cerca la giustificazione per far partire un sistema che non può partire”.
Esiste una soluzione alternativa?
“La mia proposta è stoppare il campionato, senza entrate né uscite. Dal primo luglio tutti in ritiro, dal primo agosto si giocano le partite rimanenti, poi 15 giorni di vacanza e via alla nuova stagione da chiudere entro il 30 giugno 2021”.
Perché non viene presa in considerazione?
“Perché i contratti hanno scadenza il 30 giugno 2020. E, comunque, per me senza pubblico il calcio non ha motivo di esistere. Si vuole andare avanti solo per una questione di ego”.
Nella politica calcistica è sempre stato molto vicino a Claudio Lotito, stavolta la sua posizione è diametralmente opposta. Perché?
“Ho sempre nutrito una profonda stima verso l’uomo e per il modo di gestire il club. Questo non significa che, a volte, non possiamo essere in disaccordo. Per me la stima resta e spero che la cosa sia reciproca”.
In merito al taglio degli stipendi quale offerta fate ai calciatori del Perugia?
“Se non si riparte, senza entrate, non è nemmeno possibile pagare le ultime 4 mensilità perché gli stipendi rappresentano il 90 percento del fatturato. In caso di ripartenza il Perugia pagherà 2 mensilità su 4. Ho già dato pieni poteri a Goretti per analizzare i conti, parlare con i ragazzi e proporre il massimo che può fare il club”.
Pensa che accetteranno?
“Lo spero. Anche un calciatore è un’azienda che fattura centinaia di migliaia di euro lordi, visto che tutte sono in perdita con questa tragedia, se incasseranno 10 mensilità su 12 dovrebbero accendere un cero. Presidenti e calciatori non sono nemici, devono viaggiare per mano nella buona come nella cattiva sorte. È un matrimonio”.
Crede che i grifoni abbiano il desiderio di tornare subito in campo in questa situazione?
“Pubblicamente non lo dicono ma è normale che abbiano paura, anche per le famiglie. Credo siano disposti a qualche rinuncia”.
Non può intervenire lo Stato in qualche misura?
“Non interviene perché i presidenti sono visti solo come persone che buttano soldi per un piacere personale, ma c’è anche un settanta per cento che lavora con le proprie possibilità cercando il risultato sportivo”.
In questo mare di difficoltà come ha percepito i segnali arrivati dai tifosi del Grifo?
“Ultrà e Centro di Coordinamento sono straordinari, non avevo dubbi. C’è anche chi ha problemi economici, chi aspetta la cassa integrazione, ma hanno comunque trovato la forza di andare a distribuire mascherine e raccogliere fondi. Hanno sempre una mano tesa nei confronti di chi è in difficoltà”.
Come uscirà il Perugia da questa doppia emergenza?
“Nessuno scoramento, sono più inc… di prima. Siamo 300 in azienda come 300mila a Perugia, la Frankie Garage e il Grifo riusciranno a vincere insieme questa battaglia”.
Se e quando si riparte, quali obiettivi per il Grifo?
“Ho grande fiducia nell’allenatore e nei ragazzi, siamo una squadra forte. Purtroppo l’abbiamo scoperto tardi”.

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