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Grifo, scocca l’ora del risultatista

Da Il Messaggero di lunedì: è la settimana del cambio della guardia in panchina: il ritratto di Fabrizio Castori, simbolo del pragmatismo calcistico

La foto solitaria sulla panchina a Vietri sul Mare a ottobre 2021, all’indomani dell’immeritato e ingeneroso esonero dalla guida di una Salernitana commissariata dopo appena otto giornate di A, era stata l’ultima immagine pubblica di Fabrizio Castori.
Che però, attenzione, non è rispuntato fuori all’improvviso. I più attenti lo hanno potuto individuare più volte sul finire del campionato di B in tribuna al Curi a seguire le partite del Grifo di Alvini, anche se sarebbe sbagliato pensare che già allora ci fosse qualcosa. Perché il quadrilatero Tolentino-Ascoli-Perugia-Terni è il più agevole da percorrere in auto per il 68enne tecnico di San Severino Marche, l’allenatore in attività col maggior numero di presenze tra i cadetti (501, quinto di sempre dietro Bolchi a quota 505), l’uomo delle grandi imprese con squadre inferiori alle corazzate, ovunque (Lanciano, Cesena, Salerno, Ascoli, Reggio Calabria, Carpi, Trapani) amato e benvoluto perché sempre con i risultati dalla sua parte.

I punti di contatto con il predecessore toscano sono sorprendenti: anche Castori era un rappresentante di scarpe prima di allenare nei dilettanti, dove ha fatto una lunga gavetta condita da vittorie in tutti i campionati (gli manca solo la Seconda Categoria), perfino allenando da volontario la squadra della comunità di San Patrignano portata, per cambiare, al primato. E alla fine anche Castori ha conquistato la A ma sul campo e per due volte, alla guida prima del Carpi e poi della Salernitana, lui ‘risultatista’ avvezzo a prendere squadre magari sulla carta non fortissime e a spremerle fino a farne uscire il massimo del massimo del massimo.

Espressione forse ultima della vecchia guardia degli allenatori, a Castori viene l’orticaria quando sente dire di costruzione dal basso o tiki-taka, semmai lo sentiremo parlare di intensità e gioco veloce, fisico e verticale. E attenti a non rifilargli, ennesimi, l’etichetta di difensivista: ‘Sono piuttosto uno che pensa di vincere senza fare il 70 per 100 di possesso palla. Faccio il calcio di Klopp, Simeone e Guardiola ma efficace, il passaggio in orizzontale per me non serve a niente’, dice senza accenni di filosofia. ‘Il pallone se lo possono anche portare a casa, io prendo i tre punti’ risponde sempre a chi lo contrappone ai ‘giochisti’ e basta vedere i numeri della Salernitana che ha portato in A due stagioni orsono, col decimo attacco e la seconda difesa (ricorda qualcosa?), niente estetica, ottimi saltatori e incontristi, un perticone là davanti a fare le sponde sui lanci lunghi (soluzione fruttuosa, giurano a Salerno), politica del lavoro, pragmatismo vecchio stampo, tanto carattere e un promemoria per i difensori: ‘Voi servite a sbrogliare, non a costruire’.

Superando avversarie allestite a suon di milioni con una squadra partita per la metà della classifica o giù di lì. Raccontano di averlo sentito in allenamento rimproverare un difensore tre volte perché non buttava la palla in fallo laterale: ‘Perchè rischi?!’. Il suo è un calcio pane e salame, tutt’altro che spettacolare ma irritante per gli avversari, cui viene impedito di giocare in attesa dell’episodio che porterà alla vittoria ‘sporca’. Castori firmerà giovedì, dopo la rescissione di Alvini, con l’obiettivo di partire a fari spenti nella B più forte di sempre pensando a salvarsi e sognando i playoff. E se è vero che ride solo chi vince, magari per i tifosi del Perugia bistrattati da arbitri e allenatori è finalmente tornata l’ora di divertirsi.

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