Era il 14 maggio del 2022. Da quel playoff Brescia–Perugia giovedì saranno passati quattro anni esatti ma sembrano molti di più pensando alla distanza abissale dall’attuale momento del Grifo, dalla salvezza all’ultima giornata in C dopo un torneo di grande sofferenza, uno dei peggiori risultati del Perugia di sempre. Eppure tornare sull’argomento è necessario a pochi giorni dalla strepitosa vittoria dell’ex allenatore biancorosso Massimiliano Alvini alla guida di un Frosinone partito non certo coi favori del pronostico nel campionato cadetto e che è invece riuscito nell’impresa di salire direttamente in Serie A.
Impossibile non pensare a quell’ingiustizia che il Perugia di Alvini, squadra che giocava a memoria un calcio scintillante e vincente, dovette ingoiare a soli due turni dal salto in Serie A. Vale rimettere in fila i ricordi. A marzo in campionato a Brescia il Perugia aveva perduto la chance della Serie A diretta al termine di una partita ricca di episodi controversi, diretta e guidata dall’ineffabile coppia Miele–Mazzoleni. A distanza di poche settimane, nell’afa del “Rigamonti” si consumò un nuovo autentico scippo, come protagonisti in negativo stavolta i nuovi inviati di Rocchi, Fourneau e Abisso. Il fischietto romano graziò prima Tramoni, solo ammonito per un cazzotto a Burrai lontano dall’azione, poi Adorni (già ammonito) fu assolto per un mani volontario. Episodi determinanti come quello che avvenne nel recupero (46’) e che girò la partita, quando il Var richiamò l’attenzione di Fourneau per un mani di Curado che si proteggeva dall’arrivo del pallone, braccia attaccate al corpo. Rigore e 1-1.
La ripresa combattuta sfociò invece nel meritato gol (44’) di Santoro, che in mischia dopo due rimpalli superò Joronen col piattone. Fourneau fischiò prima del tiro annullando di fatto un gol regolare e impedendo l’intervento del Var, quando Curado il fallo semmai lo aveva subito, con Santopadre in tribuna a torcersi pure beccato dal pubblico di casa. Gol regolare annullato e supplementari, dove il Perugia passò sul 2-1 e poi si fece rimontare e superare (3-2 finale), finendo per farsi eliminare prima di tutto dalla discrezionalità arbitrale, il tutto nonostante le evidenze delle immagini. Allora ci chiedemmo: ma ha senso un calcio così? Invocammo la riforma del Var per togliere l’eccessivo potere discrezionale a direttori di gara inadeguati, mentre tra i tifosi biancorossi prendeva piede un senso di ineluttabilità e la precisa sensazione che fosse il Brescia a dover andare avanti quel giorno a prescindere dagli eventi.
Un ricordo che oggi è difficile non correlare alla vicenda della grave inchiesta giudiziaria che coinvolge direttamente il designatore degli arbitri di Serie A e B Gianluca Rocchi, accusato di frode sportiva, pressioni sul Var e designazioni mirate, vicenda in evoluzione che rappresenta un duro colpo per la reputazione del calcio italiano, con implicazioni che potrebbero estendersi anche alla giustizia sportiva, riaprendo dibattiti simili a quelli della Calciopoli del 2006. Un caso che solleva enormi dubbi sulla trasparenza e sull’indipendenza del sistema VAR e dell’AIA, non a caso il protocollo attuale del VAR viene considerato obsoleto e soggetto a interpretazioni arbitrali non uniformi e della questione si sta interessando addirittura il Governo.
Non ci sono prove, non ci sono inchieste, non ci sono elementi. Ma è difficile non ripensare come ad uno spartiacque, un punto di svolta in quel giorno di clamorose iniquità al “Rigamonti”. Sta di fatto che la sesta sconfitta in altrettanti playoff dell’era-Santopadre cambiò anche il destino del Perugia, destinato da quel momento ad un rapido crollo, alla nuova retrocessione in C nella tormentata stagione successiva, alla contestazione, al passaggio di proprietà fino alle attuali ambasce alla ricerca di una ripartenza con la proprietà argentina. Era il 14 maggio 2022, resterà per sempre come il giorno che cambiò il destino del Grifo.
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In una telefonata intercorsa tra me e il suo secondo dopo la promozione del Frosinone ,
Mi ha detto che avevano un rammarico grosso dove spesso lo ricordano nei loro discorsi, che se quel maledetto gol valido fosse andato dentro, si sarebbero scritte altre pagine per il Grifo e per loro
Alvini fu una scoperta di santopadre. Ma i giocatori buoni li vendeva sempre…
Basta non facciamoci del male ancora di più con questi ricordi