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Bazzani: “Vogliamo far identificare i tifosi nel nostro Perugia”

Il vice di Cosmi ed ex bomber biancorosso spazia fra i temi del momento. “Con Serse rapporto schietto da 20 anni, tra gli attaccanti è Falcinelli quello che mi assomiglia di più”. Poi un appello al mondo del calcio per il dramma che sta vivendo il Paese: “Quando si ripartirà non dovranno esserci lamentele altrimenti a Bergamo e Brescia si rischia la rivolta sociale”.

L’adrenalina è il carburante di certe personalità. Su questo Fabio Bazzani e Serse Cosmi vanno in tandem e la panchina del Perugia è diventata esplosiva.

Ma anche la ragione è un motore vitale e il vice del tecnico ponteggiano, durante l’isolamento per l’emergenza sanitaria in atto, spazia con schiettezza fra i temi del momento.
Come passa le sue giornate?
“Facendo un po’ di tutto. Mi aggiorno guardando partite, rassegna stampa, notiziari e poi, udite udite, preparo il pranzo visto che mia moglie sta dietro alle lezioni online dei bambini. Manca l’adrenalina del campo, ma se poi sento qualche amico di Brescia, o il medico della Samp con cui sono rimasto in contatto e che è stato contagiato, mi ritengo davvero fortunato. Stare in casa è il minimo”.
Pensa che si possa portare a termine la stagione calcistica?
“Spero di sbagliarmi ma la vedo dura. Tempi e modi devono essere di competenza della sfera scientifica. Quando ci sarà il via libera spetterà agli organi calcistici trovare le soluzioni. È però fondamentale che non ci siano lamentele per le decisioni prese, altrimenti a Bergamo e Brescia, con ciò che stanno passando, può arrivare una rivolta sociale”.
È giusto rivedere i contratti?
“Tutto sarà ridimensionato, il calcio non può essere diverso. Piuttosto che non ripartire, meglio farlo con numeri diversi”.
Con lo stop al campionato è tempo anche di un mini bilancio della vostra gestione. La serie negativa del Grifo è iniziata nella settimana in cui Cosmi ha saltato alcuni allenamenti per l’influenza. Ha inciso così tanto?
“La presenza di Serse è sempre fondamentale. In realtà, ho la responsabilità di non avergli fatto capire che non andava rivoluzionata la squadra reduce da due vittorie”.
La vediamo spesso discutere animatamente con Cosmi durante la partita…
“Ci conoscete, siamo due sanguigni. Il rapporto che abbiamo dal 1999 è di stima e fiducia reciproca e anche di grande schiettezza. Quindi, ognuno per il proprio ruolo, se nascono discussioni è solo per il bene del Perugia”.
Cosmi si è detto molto pentito di aver giocato due gare con il 4-3-3
“Quando ci si infila in un vicolo cieco si tenta di variare. Non dico che abbiamo perso due settimane, perché con l’Empoli abbiamo anche fatto bene, ma è venuta un po’ meno la nostra identità. Fortunatamente abbiamo capito che dovevamo tornare sulla strada maestra che era, resta e sarà il 3-5-2”.
Tra Iemmello, Falcinelli e Melchiorri chi assomiglia di più al Bazzani attaccante?
“Sono molto diversi fra loro e anche da me. Iemmello è tecnico e vuole la palla , Melchiorri attacca tantissimo la profondità. Forse quello che si avvicina di più è Falcinelli perché interpreta il ruolo un po’ come facevo io, spaziando molto e facendo il lavoro oscuro”.
Ci sono dei giovani grifoni che arriveranno in alto?
“Se Nicolussi Caviglia non arriva in Serie A significa che non capisco nulla di calcio. Oltre alle qualità tecniche e fisiche ha un culto del lavoro straordinario. E poi c’è l’approccio alla professione di Vicario. Nell’intervista che ha rilasciato ho letto la sua umiltà e gli occhi con i quali si presenta agli allenamenti fanno percepire che è potenzialmente da Serie A”.
Tornando a Perugia dopo tanti anni ha trovato l’ambiente diverso da come lo conosceva?
“Per una piazza così prestigiosa non è facile rialzarsi dopo due fallimenti, ma c’è stata già un bella ripartenza e si percepisce sempre il cuore della gente, l’amore viscerale per il Grifo. Poi deve essere la squadra a fare la propria parte, alimentando e coltivando l’entusiasmo”.
È mancato questo finora al Grifo in stagione?
“I risultati influiscono fino a un certo punto. Conta molto di più quanto la tifoseria riesce ad identificarsi in una certa squadra. Ad esempio, la prestazione contro la Salernitana porta in questa direzione. Il nostro problema è stata la mancanza di continuità”.
I rimpianti maggiori?
“Per le 5 sconfitte. Il ritiro forse c’aveva fatto trovare la strada con un confronto forte e deciso e la vittoria sulla Salernitana ci aveva dato una grande iniezione di fiducia. Se si tornerà in campo, tranne Benevento e Livorno, le altre devono essere pronte a tutto perché, con una sosta anomala, 10 partite diventano imprevedibili. Sarà una roulette russa”.

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