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Tosi racconta Alvini: “Il Grifo non poteva scegliere di meglio. Non farà rimpiangere Caserta”

Il ds della Reggiana, club con il quale il tecnico ha centrato una promozione e una retrocessione: “E’ completo: un trascinatore e un martello, fedele e coraggioso, uno studioso offensivista”

Benvenuto Alvini. Non c’è ancora la firma sul contratto, ma il toscano sarà ufficialmente il tecnico del Perugia nelle prossime ore o al massimo nei prossimi giorni. La sua ultima esperienza è una retrocessione, risultato che può trarre in inganno sulle sue capacità. Abbiamo scelto allora di farcelo raccontare da chi lo conosce davvero bene e lo ha vissuto nell’ultimo biennio. Doriano Tosi, ds della Reggiana, lo ha voluto quando Massimiliano Alvini era stato esonerato dall’Albinoleffe nonostante avesse centrato per due anni di fila i play off e ha subito capito che fosse l’uomo giusto, un tecnico dal grande futuro.

Cominciamo dal passato più recente: cosa non è andato nella scorsa stagione che ha portato alla retrocessione della Reggiana?

“Quando si retrocede le responsabilità vanno divise tra tutti, ma credo che Alvini ne abbia poche. Abbiamo fatto qualche buon risultato ma con il tempo è emersa la nostra debolezza e fragilità, eccessive per disputare la B”.

Dopo un biennio intenso, quanto è stato difficile vederlo andare via?

“E’ difficilissimo scegliere un allenatore perché devono incastrarsi tanti fattori e ci vuole tempo per costruire il rapporto. Quando ne termina uno che hai ottimizzato, sai che dovrai ripartire da zero. Abbiamo preso Diana che è un altro giovane allenatore in fase di crescita esponenziale molto alta. Ma non è facile sostituire Alvini perché non è uno qualunque. Assorbe completamente l’ambiente dove viene, lavora come un matto ventiquattro ore al giorno, è uno studioso e un profondo conoscitore del calcio”.

Nell’addio di Alvini si sentiva il dolore di lasciare il pubblico granata. Che uomo è?

“A volte l’apparenza inganna perché lui di carattere è un buono. Nell’esercizio del suo lavoro, invece, è un animale da stadio, un vero trascinatore. Riesce a trasmettere alla squadra la voglia di dare l’anima per la causa tutti assieme. Punta in modo profondo sulla forza del gruppo”.

Pensa ci saranno somiglianze per lui tra questi due anni in B?

“Il Perugia è tornato in B perché aveva una struttura più adatta alla cadetteria. Per lui è sicuramente uno step in più. Troverà quello che gli è mancato a Reggio Emilia: giocatori con forza fisica ed esperienza. Lavorerà per una società blasonata, con una grande storia e che ha fatto tanti anni in serie A. L’ambiente esigente e le aspettative alte rappresenteranno un ostacolo e allo stesso tempo una grande prova di maturità”.

Quando ha capito che Alvini era un allenatore importante?

“Lui è venuto a Reggio dalla C e noi giocavamo in D. A fine luglio siamo stati ripescati, ma quella decisione è stata una grande prova di coraggio e fedeltà nei nostri confronti. Là ho capito di avere davanti l’uomo giusto per noi. Poi ha inciso tantissimo nella promozione. Vederlo lavorare con quell’intensità, quell’entusiasmo e quella voglia di trascinare tutti verso un risultato insperato è stato un piacere”.

Ha affermato di considerarlo uno dei più grandi allenatori con cui hai lavorato.

“Assolutamente sì. Sta emergendo soprattutto in Serie C una generazione di allenatori tra i quaranta e cinquanta anni che per preparazione tecnica e studio sono molto superiori a colleghi illustri del passato. Sono riusciti a creare interesse nei giocatori, che ti battezzano velocemente in negativo se non ti trovano preparato a trecentosessanta gradi. Vedo i giovani molto preparati e lui fa parte di quella categoria”.

Alvini rientra anche nella categoria degli allenatori senza un passato da calciatori come Sacchi, Sarri, Giampolo e Castori…pensa possa arrivare anche lui in A?

“Ha tutte le caratteristiche per farlo. Nell’ambiente nonostante la retrocessione, è molto stimato. Credo possa arrivare a livelli importanti”

Che tipo di gioco propone?

“Come tecnico porta un misto tra il calcio delle idee che sogna e la conoscenza acquisita attraverso lo studio. E’ un offensivista, vuole comandare il gioco e imporsi. Se abbiamo centrato la promozione in B due stagioni fa è grazie alla sua mentalità. Paragonano il suo gioco a quello di Gasperini e delle somiglianze ci sono. Noi siamo partiti l’anno scorso giocando in mezzo al campo uno contro uno, poi è intelligente e duttile e si adegua alla squadre che allena”.

Un mago delle promozioni, qual è il segreto di Massimiliano Alvini?

“E’ un allenatore completo che sa fare tutto ed è bravo in tutto. Faccio fatica a trovare cose in cui non è competente”

Può fare bene a Perugia?

“Il Perugia in quel segmento di mercato non poteva scegliere di meglio. Non farà rimpiangere Caserta. Se arriveranno giocatori adatti alla B nei reparti in cui i biancorossi sono carenti o che vorranno migliorare, lui può far bene”.

Pensa si vorrà portare dietro dei fedelissimi? Che rapporto aveva con Favalli che ritroverà in biancorosso?

“Mi ha giurato di non crearmi dei problemi chiedendo i nostri giocatori. La Reggiana ha dei buoni calciatori, ma penso che il Perugia possa accedere ad un segmento di mercato molto più adatto alla B. Negli ultimi anni sono passati in Umbria giocatori importanti e i biancorossi hanno buoni rapporti con squadre importanti. Favalli è stato ceduto nella scorsa stagione per delle scelte che ci siamo trovati a fare in pochi giorni. In difesa volevamo giocare a tre e avere sulle corsie esterne un propulsore di fascia che fosse più un’ala che un terzino. Ma il rapporto umano tra i due è assolutamente buono”.

 

 

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